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Come creare un apprendimento “brain friendly”?

 

 

Sono sempre stato affascinato dalle varie teorie su come le persone apprendono, ricordano le informazioni, le elaborano ed infine le mettono in pratica.

Se siete formatori, facilitatori o insegnanti il vostro compito è aiutare le persone ad apprendere.

Anche se dovete tenere una riunione o passare informazioni ad un collega questi suggerimenti vi possono rendere più consapevoli e magari più efficaci. Ci sono tantissimi teorie in rapida evoluzione, ecco quindi un piccolo sunto, non esaustivo, basato sulla mia esperienza.

NB: quanto è scritto qui è applicabile nell’ambito dell’Andragogia, quindi nell’apprendimento degli adulti.

Come il nostro cervello apprende?


1. Cerchiamo un significato.

Il nostro cervello deve assolutamente dare uno scopo ed un ordine alle infomazioni che sta ricevendo. In sostanza, soprattutto all’inizio della presentazione, cerchiamo di motivare le persone all’apprendimento (“a cosa mi sevirà?”, “perchè dovrei essere attento e partecipativo?”) e di definire in quale modo usare le nuove informazioni. In fase di progettazione, l’obiettivo sarà dare un ordine logico agli argomenti facilmente identificabile e quindi rassicurante.

2.Colleghiamo le nuove informazioni con quello che già sappiamo.

Puoi aiutare le persone ad apprendere creando connessioni più chiare possibile; in un certo senso questo aspetto è collegabile a quello precedente: dare un senso ed un ordine. Metti in luce similarità e differenze rispetto a quello che loro sanno. E’ anche un utile strumento per rassicurarli e ridurre le resistenze. Un adulto (a differenza del bambino) porta con sè un’importante bagaglio di vita, esperienze, conoscenze: cerchiamo di valorizzarle ascoltadolo.

3. Apprendiamo in modo attivo e non passivo.

Interagiamo con le informazioni, non siamo certo lì ad attendere di essere “riempiti” come sacchi vuoti!

Create quindi momenti in cui le persone possano discutere le idee, riflettere, applicare quanto visto e detto.

La progettazione delle attività è fondamentale: pianificate con cura i tempi e le modalità, provate ed “affinate” i vostri strumenti poco per volta.

4.Cerchiamo risposte a domande.

La domanda genera attenzione, interesse e curiosità: sembra che il nostro cervello non possa fare a meno di cercare le risposte. Questo suggerimento è collegato al precedente e permette di creare un processo di apprendimento attivo. Durante la progettazione creiamo dei “Quizzoni” ovvero domande aperte che possano creare anche interazione trai partecipanti.

5.Apprendiamo con tutti i nostri sensi.

Per chi conosce la P.N.L. (Programmazione Neuro Linguistica), i concetti di canali rappresentazionali Visivo, Auditivo e Cinestesico sono abbastanza noti. In sostanza noi tendiamo a ricordare meglio ciò che vediamo e non solo udiamo e quello che è connesso a delle emozioni (positivie o negative). Un utile suggerimento è quindi rinforzare l’apprendimento con supporti visivi come video ed immagini, oppure sitmoli audio.

Tutto questo fa pensare all’apprendimento come ad un processo attivo, con un elevato “enagagement” tra formatore ed aula.

Il formatore non è venuto a “girare slide”, tenendo l’attenzione su di sè ed il suo contenuto, ma è a supporto dell’apprendimento delle persone che ha di fronte.

 

 

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Esperto in progettazione ed erogazione di percorsi formativi aziendali. La mia passione è la crescita di persone ed organizzazioni. Da oltre 15 anni affianco le aziende nei loro cambiamenti sostenendole a trovare soluzioni di valore.

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