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Lenti, ma vincenti: come essere uno Slow Brand

Paolo!! Tutto, subito e bene!”

In questo “richiamo all’ordine” stava la ricetta del successo del mio ex-capo: presto e bene, l’urgenza costante che toglie il piacere del fare. Però quelli erano i tempi dell’azienda ed io mi dovevo adeguare. Mentre il mio capo mi spiegava ad ampi gesti e schizzando su un foglio la nuova strategia, io avevo necessità di fare domande, di approfondire, di analizzare. Ero io che andavo in autostrada ai 90 all’ora od il mondo ad essere iper-veloce? E così spinto dalla ricerca di un nuovo punto di vista, mi sono trovato ad acquistare un libro dal titolo: “Vivere con lentezza” di Bruno Contigiani ed altri testi legati al concetto del rallentare, come il meraviglioso saggio  del Prof. De Masi sull’ozio creativo.

Può il concetto di lentezza valere anche nel Marketing? Adesso non esageriamo: chi arriva “primo” nel posizionarsi su un mercato ha un forte vantaggio competitivo. Vediamo come possiamo interpretare lo “Slow” anche nel Branding, concediamoci “tempo” (appunto) per approfondire la questione.   

In Italia, siamo precursori per quanto riguarda il “Movimento della Lentezza”: sicuramente conoscete Slow Food, nato da noi nel 1989 per contrastare i trend frenetici di oggi e cercare un’alimentazione “Clean”, “Good” e “Fair” come citato nel loro manifesto.

Lo Slow Brand è quindi un’espansione dello “Slow Movement” nell’area della comunicazione: un’azienda “Clean”, “Good” per i clienti, ma anche per i dipendenti e “Fair” – equa e giusta nei vari contesti in cui opera. L’azienda “Slow” comunica i propri valori di fondo, i “perché” che ritiene fondamentali; come esempio godetevi, con calma, questo video di un’importante azienda. Schienale reclinato e rilassatevi.

Slow anche nel web?

Parlare di lentezza può apparire paradossale in un momento dominato dall’istantaneità del web: su Twitter siamo chiamati a rispondere entro 48 secondi, qualche anno fa si rispondeva entro le 48 ore ad una mail. Nello Slow brand il primo imperativo è valorizzare la qualità delle interazioni con i clienti: quindi secondo il vecchio adagio “pochi, ma buoni”. Questo fondamento si può applicare molto bene anche ai Social Media: sappiamo che se accettiamo follower senza criterio sui nostri canali rischiamo di essere penalizzati soprattutto su Facebook. In termini di contenuti di marketing, la quantità può portare traffico, ma solo la qualità del contenuto può fidelizzare e riportare la persona sul nostro sito o canale social.

Quali sono i Brand slow?

L’11 giugno 2015 si è tenuto il primo “Slow Brand Festival” all’interno della nona edizione della Lunga Giornata della Lentezza. Sono state selezionate le 50 migliori “aziende lente” in base ai programmi di welfare aziendali, campagne pubblicitarie innovative e punti vendita organizzati per costruire relazioni di qualità con i clienti. La selezione e premiazione dei migliori progetti è avvenuta attraverso una sondaggio on-line su Brandforum.it e quindi la votazione di una giuria tecnica. Ecco quindi i vincitori dello Slow Brand Festival: per la categoria Slow Advertising, Wind con la campagna Papà (consigliatissima se non l’avete ancora vista); per la categoria Slow Spaces, M**Bun, il primo SlowFastFood made in Piemonte; per la categoria Slow Web, Dove con Choose Beautiful e Samsung con Maestros Academy a pari merito e infine per la categoria Slow Factory, Pink Frogs Cosmetics con l’Etichetta ambientale (classica presente su Brandforum.it a questo link).

Per approfondire

Se volete saperne di più ecco il libro di Patrizia Musso, (editore Franco Angeli): “Slow Brand. La gestione socio-economica della marca contemporanea”. Il libro si rivolge ai professionisti della comunicazione aziendale suddividendosi in aree tematiche ricche di esempi pratici: le slow advertising, le slow factory (che coniugano welfare aziendale e responsabilità sociale d’impresa) ed il paradossale slow web.

In conclusione essere “slow” riguarda il trionfo della qualità sulla quantità in tutti i campi della vita: dal lavoro al cibo, fino ad arrivare al branding. Abbiamo in questo momento un rapporto col tempo “deteriorato”: sopravvalutiamo quello che possiamo fare nel breve periodo e sottovalutiamo quello che possiamo fare nel lungo attraverso un’attività tenace e disciplinata; del resto proprio così si costruiscono i Brand con un lavoro incessante, coerente e di lungo termine.

E voi, in quali campi della vostra vita personale o professionale potreste essere più “slow”?

Author:

Esperto in progettazione ed erogazione di percorsi formativi aziendali. La mia passione è la crescita di persone ed organizzazioni. Da oltre 15 anni affianco le aziende nei loro cambiamenti sostenendole a trovare soluzioni di valore.

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